giovedì 24 dicembre 2015

Atletica in lutto: addio a Carlo Vittori

Da Il Messaggero, a firma di Carlo Santi.

E’ morto il professor Carlo Vittori. Aveva 84 anni essendo nato ad Ascoli il 10 marzo del ’31. Nella città natale si è spento nel pomeriggio di oggi, nel sonno. Vittori è stato il maestro di Pietro Mennea, l’uomo che lo ha portato alla conquista del record del mondo dei 200 metri, all’oro olimpico a Mosca 1980, alla splendida doppietta agli Europei di Praga ’78, quei campionati che hanno visto Sara Simeoni, che seguiva insieme a Erminio Azzaro, salire di nuovo a 2.01.
Ma è davvero riduttivo ricordare il prof solo per aver allenato Mennea. Vittori è stato davvero tanto per l’atletica e lo sport: è stato il faro della velocità mondiale, un punto di riferimento per tanti tecnici. Studioso attento, meticoloso nel suo lavoro, non trascurava nulla.
Atleta in gioventù, otto volte azzurro tra il 1951 e il 1954, una presenza alle Olimpiadi del ’52, due volte campione italiano con la maglia dell’Asa Ascoli, nei 100 metri nel 1952 e nel 1953.
Il professore è stato il capo settore della velocità azzurra dal 1969 al 1986 e l’anno seguente, sempre con Primo Nebiolo presidente della Federazione, con il quale il rapporto è stato di perenne odio-amore, è stato avvicendato quando si aspettava di diventare il commissario tecnico dell’atletica italiana.
Vittori ha spaziato ovunque, ha lavorato anche nel calcio quando la sua amata atletica lo ha messo in disparte. E’ andato a Firenze per seguire il recupero fisico di Roby Baggio e in seguito ha lavorato quale preparatore atletico con il Pescara del suo amico Carlo Mazzone.
Il nome del professor Vittori è legato a quello di Pietro Paolo Mennea. Anche con la Freccia del sud, Vittori ha avuto un rapporto non sempre idilliaco. Ecco cosa disse Carlo di Mennea il giorno della scomparsa, il 21 marzo del 2013. «Di Pietro ho un ricordo lungo una vita, che non posso dimenticare. Lo vidi correre per la prima volta ai campionati italiani giovanili, sulla pista di Ascoli Piceno, nel 1968, nei 300 metri: lì capii che era un talento naturale, una forza della natura. Lo conobbi nel 1970, quando il suo allenatore Mascolo lo portò a Formia».
Formia è stata la sua casa, l’eremo dove lo ha allenato con una cura maniacale.
Carattere spigoloso, in lotta con tutti, il professor Vittori ha lottato fino all’ultimo giorno. Lo abbiamo incontrato non più tardi di un mese fa a Formia, dove non andava da anni. E’ stato un giorno speciale, la Scuola di atletica Bruno Zauli festeggiava i 60 anni di vita e quel giorno Carlo doveva ricevere la Quercia di terzo grado, il massimo, dalla Fidal. Non la ricevette solo perché si è rifiutato di entrare nell’aula magna. Il riconoscimento gli è stato consegnato nel Salone d’Onore del Coni qualche giorno dopo.
A Formia abbiamo visto il Vittori di sempre, un attaccante nato. Si è scagliato contro il doping, contro il sistema. Contro tutti, come era nel suo stile. «Mi fido di un solo atleta, di Bolt». E giù a snocciolare dati tecnici, la sua falcata, la sua potenza. «Uno così non si dopa, e chi lo fa deve essere squalificato a vita».
I funerali del prof ci saranno sabato mattina nella sua Ascoli.

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